martedì 25 agosto 2015

Xera, la ragazza con la spada (pag. 169)

La mente di Reilhan fu travolta da mille pensieri e ognuno cozzava con l’altro. “Murdar ci ha tradito?”, “Ha davvero aiutato questa donna?”, “Il saggio non potrebbe mai invischiarsi in simili piani”, “Se Murdar ci ha venduti, come faremo?”, “Le devo proteggere a ogni costo!”. Da una parte il suo mondo parve sgretolarsi in mille pezzi, dall’altra il curatore si sforzava di restare lucido, essendo il capo gruppo. Con la coda dell’occhio volle accertarsi delle condizioni di Xera che, ancora priva di sensi, non diede alcuna speranza al Novizio, ma se c’era una cosa su cui poteva contare, era sull’imprevedibilità di quella ragazza. Si ritrovò così a sperare che si svegliasse da un momento all’altro, urlando contro tutti quelli che si erano lasciati abbindolare dalla vecchia megera. Sorrise sommessamente, prima di tornare con i piedi per terra. Al suo fianco vi era anche Elesya, la cui salute tuttavia sembrava vacillare. Aveva, infatti, una caviglia slogata e, proprio come lui, era impossibilitata nell’uso delle arti magiche. Sebbene la fanciulla fosse molto cambiata dal loro approdo su Horsia, senza magia e ostacolata nei movimenti, sarebbe stata soltanto d’impiccio. Giunse così a una conclusione, forse la più ovvia: l’unico che poteva risolvere la situazione era solo lui, ma in che modo? Senza darlo a vedere si guardò attorno alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarlo, quando la voce di Elesya giunse al suo orecchio al pari di un flebile suono, <<Se noi non possiamo utilizzare i nostri poteri, forse anche lei sarà del tutto indifesa>> ipotizzò la fanciulla. 

Reilhan fu sorpreso di non averci pensato per primo e fu ben lieto, rimangiandosi quanto aveva pensato in precedenza, di avere accanto la giovane maga. <<Non ci resta che scoprirlo, allora>> rispose. <<In che modo intendi farlo?>> domandò Elesya temendo il peggio, <<Semplice, mi basterà comportarmi come quella Testa Calda addormentata>>, <<Temevo lo dicessi!>> sbuffò la giovane leva rimanendo in disparte. Il Novizio aggirò la statua e una volta alle spalle, prese a scalarla ignorando le minacce della donna circa possibili ritorsioni nei confronti delle sue compagne, che per buona parte della scalata parvero soltanto parole al vento, poiché sebbene fosse giunto a metà strada, Madame Taròt non aveva ancora mosso un muscolo. In altre circostanze si sarebbe insospettito, ma essendo quello l’unico piano che era riuscito a escogitare, preferì ignorare la ragione per affidarsi al caso. Solo quando giunse in prossimità della testa, incominciò a dubitare delle sue azioni. La donna, infatti, se ne era rimasta in silenzio per tutto il resto dell'arrampicata, fissando il Novizio con gli occhi ridotti a fessura. Dal suo volto rugoso traspariva rabbia, fino a che, di punto in bianco, un ampio ghigno rabbrividì il curatore. Madame Taròt estrasse uno strano pupazzo consunto dalla sua schiena e sollevandolo affinché Reilhan lo osservasse per bene, indicò un sottile filo scarlatto avvolto attorno al collo del feticcio. Il ragazzo non ci mise molto a cogliere il messaggio, tanto che subito dopo si precipitò con lo sguardo in direzione delle amiche. 


Da una parte c’era Elesya che lo fissava stranita, poiché la lontananza non le permetteva di avere una visuale chiara della scena, dall’altra Xera che se ne stava immobile alle spalle della giovane maga. Nella sua mano stringeva qualcosa che riuscì a riflettere la luce della lava, facendo così intendere al curatore la natura di quell’oggetto. Non poteva essere, infatti, che il suo pugnale, l’unica arma in loro possesso. Benché i suoi occhi fossero ancora chiusi e il suo corpo desse l’impressione di essere assopito, la guerriera se ne stava in piedi come se le sue membra si muovessero spinte da una forza misteriosa.
<<Ecco che accade ai bambini cattivi!>> mormorò la donna accarezzando il feticcio con le dita. <<E ora ammira il prodotto delle tue azioni>> aggiunse, stringendo il pupazzo al petto. Reilhan voltò il capo per una frazione di secondo, il tempo necessario tuttavia a consentirgli di assistere a una scena straziante. Elesya si era accorta troppo tardi di ciò che stava accadendo e nel momento in cui vide Xera alle sue spalle, non ebbe neanche modo di urlare che il piccolo pugnale le penetrò il petto. L’abito della fanciulla si tinse di rosso, mentre cadde a terra gemendo sommessamente. 
Reilhan si sentì impotente dinanzi a quell’aggressione, sapeva che i suoi poteri erano stati annullati e che niente avrebbe potuto salvare la sua amica. Di nuovo era stato costretto ad assistere alla dipartita di una compagna, incapace di impedire la tragedia. Dall’alto di quella statua si sentì l’essere più inutile dell’isola e per la prima volta rimpianse amaramente di aver convinto le due ragazze a seguirlo in quel viaggio. <<“è solo colpa mia”>> pensò tra sé e sé, <<Prima Hila e ora Elesya, chiunque mi si avvicini alla fine muore”>>. Reilhan non emise un suono da che la scena si era compiuta; con lo sguardo privo d’espressione, se ne stava aggrappato alla statua desiderando la morte.

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