martedì 4 febbraio 2014

Xera, la ragazza con la spada (pag.40)

Alle prime luci dell’alba, Xera finalmente si destò, ritemprata e senza nemmeno più un graffio. L’ultima cosa che ricordava, erano le forti scosse elettriche che i pugnali di Mihrrina, avevano generato. Per quanto riguarda ciò che era accaduto in seguito, invece, ne aveva solo un vago ricordo annebbiato. 

Dopo essersi guardata intorno, notò accanto al letto, sul piccolo mobile di legno adiacente, il suo fiocco rosso e senza perdere tempo, cercò con lo sguardo, uno specchio per sistemarsi i capelli. Proprio accanto alla finestra, ce n’era uno molto alto, simile a quello di sua madre Annabell. Sulla sinistra dello specchio inoltre, supportato da una struttura di ferro battuto, vi era un catino di terracotta, con un motivo floreale, che conteneva a sua volta, una brocca colma di acqua calda.

Quando si lavò il viso, con la mente tornò nella sua piccola stanza, umile ma accogliente, ricordando quante volte le era sembrata una prigione che la divideva dal resto del mondo. Per un attimo, desiderò riaprire gli occhi e trovarsi dinanzi a sua madre, anche solo per un fugace abbraccio, cosa che le mancava più di tutte. Approfittando del catino, poté lavarsi, prima di indossare i nuovi abiti, piegati con cura sul tavolo della stanza, accompagnati a sua volta, da un bigliettino su cui era scritto: “Omaggio della casa”.  

Prima di rivestirsi però, Xera si soffermò brevemente allo specchio. Da quando era approdata su Horsia, il suo aspetto era cambiato. Il giovane corpo ormai era sempre più simile a quello di una donna. Sul braccio poté intravedere la cicatrice della prima ferita subita; all’epoca, Reilhan non era ancora abile con le magie curative, infatti, tutti gli altri colpi subiti nelle successive battaglie, non avevano lasciato su di lei alcuna traccia. Poi, dopo un profondo respiro, la ragazza prese coraggio e si voltò. 



Le bastò spostare i lunghi capelli per scoprire il sigillo maledetto. <<”Questa è l’unica cicatrice che non potrò mai nascondere”>> pensò. Poté così osservare quel simbolo per la prima volta, da quando l’era stato imposto, ricordando il dolore che aveva provato e il male che aveva inferto. Nauseata dal marchio, allora, decise di coprirlo e così servendosi delle bende candide, trovate in un cassetto, si fasciò la spalla seppur priva di ferite. Senza perdere altro tempo, indossò una camicetta bianca e un paio di pantaloni di cuoio scuro: <<Addio, gonna imbarazzante>> disse. 

Questi erano molto resistenti e allo stesso tempo, comodi da portare, quasi fossero una seconda pelle. Infine indossò anche una casacca color lavanda, abbastanza lunga da coprirle, in parte, le gambe, fissata in vita da una nuova cintola di cuoio, dello stesso colore dei pantaloni e munita di un pratico fodero per spada, tuttavia vuoto. Accanto agli abiti c’erano inoltre, un paio di guanti di pelle, anch’essi molto resistenti, che le riparavano le braccia sino ai gomiti e un paio di nuovi stivaletti. Ultimati i preparativi, restava solo una cosa da fare. 

Xera tornò davanti allo specchio e con il fiocco rosso tra le mani, iniziò a pettinare i rossi capelli. In pochi mesi erano cresciuti a vista d’occhio, ormai non le ricoprivano solo la schiena e presto o tardi, le avrebbero ostacolato i movimenti in battaglia. Ricordando così gli insegnamenti di Annabell, in pochi minuti li acconciò, affinché non fossero per lei d’intralcio, saldamente legati a formare sulla sinistra del suo capo, una lunga treccia, chiusa con il nastro porpora.

Mentre scendeva le scale, Xera sentì le voci di molte persone, a lei tutte familiari. Raggiunse allora gli amici, ansiosa di riprendere il viaggio. << Xera, come sei bella!>> disse Elesya abbracciandola. <<Anche tu lo sei Ely, questo vestito ti sta molto bene>>, rispose. <<Incredibile, sono riusciti a tessere degli abiti che donano l’aspetto di un guerriero anche alle pivelle>>, la voce di Mihrrina risuonò in tutta la stanza, sovrastando il vociferare delle giovani Leve. Tra loro, infatti, c’era anche lei, in forma e pronta per affrontare nuove battaglie. 

<<Tesoro, te ne prego, rammenta il discorso di Murdar sui doveri del Novizio>> le disse Norwen, temendo un nuovo scontro, ma la giovane Hem lo ignorò. Raggiunse Xera e sorprendendo tutti, le tese la mano << Sei sicuramente la pivella più pazza che abbia mai conosciuto e la più testarda. Sei impulsiva, arrogante e non curante delle regole. Non ascolti il tuo capo gruppo e non temi chi è più forte di te. Per alcuni potrebbe essere sinonimo di stupidità e scarso buon senso, per altri invece, significa avere coraggio. Sono sicura che saresti una preziosa alleata in battaglia e se il tempo vorrà, anche un’amica>>. 

Le due ragazze si strinsero la mano, tranquillizzando così i loro gruppi. <<Non ti fare illusioni però>> tenne a precisare Mihrrina << non ti perdonerò mai per avermi distrutto la mia preziosa frusta>>, poi si voltò e raggiunse fiera, l’arciere e i suoi compagni. Xera poté così trascorrere delle ore in compagnia dei nuovi e vecchi amici, ascoltando le loro storie e mangiando la ricca colazione offerta da Aldaria. Tutti le sembrarono contenti, ad eccezione di uno: Reilhan. Era l’unico con cui ancora non aveva parlato e questo le creò disagio. 

I primi a riprendere il viaggio furono Keldas, Shùly e Norwen, tornati al villaggio solo per portare a termine una missione a loro assegnata. I saluti si svolsero in fretta, poiché la loro nuova meta era molto lontana. Il gruppo di Mihrrina invece, era reduce da cinque missioni consecutive, per cui preferirono prendersi una pausa, prima di riprendere il viaggio. Xera non poté fare a meno di notare la spada di Zabora con un velo di tristezza, poiché la sua era stata distrutta durante il duello. << Recati dal fabbro, li potrai trovare tante spade con cui sostituire quella che hai perso>> gli disse il ragazzo, quasi le avesse letto la mente, <<Sappi però, che Kowal Zholl non regala niente a nessuno, non tutti sono gentili come Aldaria>>. 

Xera si rabbuiò, non aveva monete con sé e senza spada si sentiva inutile. <<Meglio così>> disse il curatore, interrompendo il silenzio sin ora mantenuto, <<Restare qualche tempo senza armi, le rammenterà che prima di agire, bisogna riflettere!>>. Nonostante le forti parole di Reilhan fossero meritate, la guerriera provò rabbia, cercò tuttavia di mascherare i suoi sentimenti, con scarsi risultati. <<Prendi questo>> disse Mihrrina, porgendole un piccolo pugnale nella sua guaina. <<Legalo alla gamba che ti è più comoda; in caso di necessità potrai comunque difenderti e non essere di peso ai tuoi compagni; non è una spada, ma almeno non sarai del tutto scoperta>>. 

Xera sorrise, era grata alla Novizia per l’inaspettato regalo. << Non avresti dovuto!>> le disse Reilhan, contrariato dal gesto della ragazza. <<Andiamo Rei, non essere così severo, ha dovuto combattere contro di me, non credi che sia stata punita abbastanza?>>, <<Sono io il suo Novizio, lei è sotto la mia responsabilità>> ribadì. <<Proprio per questo dovresti essermene grato: se un anello della catena è debole, questa è destinata a spezzarsi>>. Mihrrina strizzò l’occhio alla nuova amica, <<Dì un po’ Rei, da quando sei diventato così ligio al dovere? Ricordo che il mio vecchio compagno d’avventure, era caparbio e desideroso di menar le mani; cosa ti è successo?>> domandò curiosa la ragazza, <<Sono soltanto cresciuto!>> le rispose brusco poco prima di abbandonare la stanza. 

Xera decise di seguirlo ma Mihrrina la fermò << Lascialo solo per qualche tempo, ha bisogno di sbollire la rabbia e poi vedrai che tornerà il solito rompiscatole>>. <<Come fai a conoscerlo così bene?>> disse Xera. << è una lunga storia, quindi fareste meglio a mettervi comode, amo narrare le mie gesta, forse dovrei scriverci un libro>> rispose impettita,  <<Allora sarebbe il più corto del mondo!>> asserì Zabora, << A causa della tua impazienza, non resisteresti un giorno, lontana dal campo di battaglia>> aggiunse. << Hai ragione!>> disse la giovane Hem, <<Ci sono persone destinate a narrare imprese valorose e poi ce ne sono altre, invece, nate per compierle: io appartengo certamente alla seconda categoria>>.

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